Fermiamoci per ripartire insieme per il bene del PD e del’Italia


Fermiamoci per ripartire.

Può essere visto come un ossimoro ma è una speranza o meglio un auspicio.

Abbiamo perso il contatto con la realtà. La gente non ci capisce più. La gente é incazzata, non capisce le nostre dinamiche interne. La gente si aspetta altro, la gente si aspetta risposte e risoluzioni di problemi. Se continuiamo così andremo di nuovo a sbattere la faccia al muro. Lo dico con consapevolezza. Il voto del 4 dicembre ancora brucia sulla nostra pelle. Brucia sulla pelle di chi ha investito parte del proprio tempo per girare ( a proprie spese) e spiegare le ragioni e la bontà di quell’occasione storica. Non possiamo più commetter errori simili.
Il Partito Democratico era visto ed è visto come una speranza per l’Italia e la Sicilia e noi stiamo tradendo, a tutti i livelli, la fiducia degli elettori.
Ripeto, la gente si aspetta altro da noi.
La realtà è un altra. I giovani che partono alla ricerca disperata di un lavoro, famiglie disperate che non arrivano a fine mese e che sono costrette a fare una dieta forzata per mancanza di soldi.
Alla gente non importa tutto quello che sta succedendo dentro il pd. Alla gente non importano le nostre questione interne.
C’è disperazione in giro. Lo vogliamo capire???
Servono risposte chiare e urgenti.
Io penso che Renzi ha fatto molto bene nei suoi mille giorni di Governo. Su altre cose ha sbagliato. Serve anche umiltà e riconoscere gli errori. Nessuno ha la bacchetta magica o la verità in tasca. Un vero leader deve riconoscere alcuni errori o abbagli presi durante il proprio percorso e chiedere scusa.
Chiedere scusa e ripartire. La forza di Renzi e del PD deve essere anche questa.
Avviamo una fase nuova con il coinvolgimento popolare e degli iscritti.
La politica é cambiata anche grazie al PD.
Ma le impronte del 4 dicembre sono ancora calde.
Serve un congresso ricostituente per ridare senso a questa comunità politica. Il pd delle origini era nato con una diversa impostazione. Era nato come una fusione culturale di due visioni, quella cattolica e quella del socialismo democratico. Non era nato come una somma di ceti dirigenti.
Siamo arrivati al declino. Siamo arrivati a una fase in cui c’è solamente uno scontro tra persone e non sulle idee. A me non importa nulla del destino delle persone dei vari Bersani o D’Alema di turno. A me importa del futuro del nostro partito.
Vi prego fermatevi.
Se continuiamo così andremo a sbattere.
Il congresso non deve servire solamente per scegliere la leadership ma per avviare una riconnessione sentimentale con il nostro popolo, perché è proprio quella che abbiamo perso ed è quella che dobbiamo riconquistare.
Serve più coraggio e uno sforzo all’unità.
Essere una comunità significa rispettarne regole e gerarchie. Regole che sono valide per tutti e per tutte le stagioni. Certamente non possono essere utilizzate a proprio vantaggio quando si è in maggioranza e non rispettarle quando si è all’opposizione.
Le regole sono regole e valgono per tutti e si rispetta la volontà della maggioranza. Questo una volta si chiamava centralismo democratico.
O facciamo questo oppure questo partito sarà visto ancora una volta come un corpo estraneo nella società ed è proprio quello che dobbiamo evitare per non consegnare l’Italia e la Sicilia ai vari populismi.

Antonino Musca, Segretario Provinciale GD Palermo

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Tempi interessanti e l’esigenza del pensiero lungo: il Pd, il vento dell’antipolitica e il grande “Piano europeo del benessere”.


img_7987Benvenuti in “tempi interessanti” dove “interessante” è un eufemismo per dire “inquietanti, conflittuali, difficili”. Per Zizek, i prossimi anni saranno molto difficili, ma allo stesso tempo molto interessanti.

Viviamo in un contesto internazionale in continuo mutamento. La Brexit e l’elezione di Trump in America ci consegnano uno scenario internazionale che non pensavamo di avere fino a qualche anno fa. Ad aggiungersi a questo anche la riforma costituzionale che recentemente è stata bocciata in Italia, la quale poteva garantire stabilità e governabilità nel nostro Paese. Forse un passo indietro, forse la paura del cambiamento, la crisi, il malcontento hanno inciso parecchio in queste scelte popolari.

La morsa del terrorismo si aggira per l’Europa. I fatti di Berlino, l’Isis, la paura del diverso, “il nemico di colore”, un vento populista si sta diffondendo nei nostri territori.

A combattere contro tutto questo serve un grande movimento progressista europeo che contrasti politiche e scelte che poco hanno a che vedere con l’idea originaria “sociale e politica” di Europa.

Serve un Europa diversa, ce lo siamo detti più volte. Ma serve un Italia anche diversa.

Il Governo Renzi, nei suoi 1000 giorni, ha fatto tantissimo.  Si poteva fare meglio. Certo. Assolutamente si! Ma in Italia abbiamo qualche diritto in più e qualche tassa in meno. Ma bisogna fare di più. Molto di più.

Serve un grande e diverso Partito Democratico. Un Partito più popolare, più radicato di quanto non sia ora. I dati del referendum lo confermano. Il malcontento è ancora forte. Il SÌ ha vinto nei centri storici ed ha perso nelle periferie. A Librino, quartiere popolare di Catania, il Sì ha preso l’8%.

Quel Partito nato dalla fusione storica di due culture politiche, quella cattolica democratica e quella socialista, ha smarrito un po’ il suo senso e il suo obiettivo popolare.

Il voto del 4 dicembre è stato un voto politico e il Pd è stato travolto da quel sentimento popolare di antipolitica. Siamo stati percepiti come il partito dell’establishment, della casta, del potere e non come quel partito “popolare” nato con una missione storica ben precisa.

Oggi, invece, serve un “Partito” comunità come ha detto bene Renzi nella scorsa assemblea nazionale “perché volevamo un partito senza correnti e forse abbiamo delle correnti senza un partito.”

Serve avviare una stagione nuova per il Pd e per l’Italia. C’è bisogno di una nuova ossatura e identità per questo partito. Non so se la formula migliore sarebbe stata un congresso anticipato ma c’è sicuro bisogno di una grande stagione di ascolto e mobilitazione della base democratica per far riscoprire un senso di appartenenza a una comunità, dando maggiore valore a quel pezzo di carta che è la tessera. C’è bisogno di un orizzonte nuovo, di approfondire meglio certe politiche e custodire meglio certi valori.

C’è un profondo scollamento tra la politica e la società italiana. Il Pd è e deve essere il collante tra questo. È l’unico partito rimasto in Italia e di questo possiamo andarne fieri.

Riconoscere gli errori e correggerli significherebbe capire il grido di allarme che gli italiani ci hanno voluto lanciare con il voto del 4 dicembre.

Il Pd deve ritornare ad essere quel Pd con quel programma popolare originario. Un Partito che si batteva per la lotta alla povertà e per il superamento delle disuguaglianze sociali, che puntava sul lavoro e sui diritti sociali e politici.

Un Partito più forte e strutturato in Italia ma anche più forte e incisivo in Europa.

Perché la crisi sociale ed economica di questi anni ha origini mondiali ed europee ed ha accentrato il potere nelle mani di poche persone. La finanza globale è governata dai grandi gruppi economici che hanno fatto aumentare le disuguaglianze e la povertà delle persone. Il 10% delle persone controllano il 90% della ricchezza mondiale.

Serve un grande “piano europeo del benessere” per una seria redistribuzione della ricchezza, come questione prioritaria, con grandi interventi “strutturali” europei e nazionali, pubblici e privati, per fare ripartire l’economia e per un riequilibrio sociale verso le fasce della popolazione più svantaggiate.

Serve una nuova stagione politica dei pensieri lunghi che diano un orizzonte all’Europa e al nostro Paese.

Non è il momento di scappare. E’ il momento di sbracciarsi le maniche. C’è un grande bisogno di tutte/i. Buon lavoro!

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Il 20 Gennaio e il dovere della memoria


Oggi è il 20 Gennaio.

img_8317Era un dovere esserci. Era un dovere essere presente. Non potevamo mancare, come ogni anno, qui in questo slargo che proprio l’anno scorso abbiamo intitolato al grande Movimento dei Fasci dei Lavoratori Siciliani.
Nel corso di questi anni mi sono affezionato tanto a questa data. Ho cercato di studiarne le cause e gli effetti di quella rivolta popolare ed insieme a tanti amici e compagni abbiamo fatto di tutto per cercare di irradiare quegli effetti nelle case di tutti i caltavuturesi.
Quei contadini sono morti perché chiedevano Pane, Lavoro e tanta dignità. Lotte che continuano ad essere molto attuali e che ritroviamo nei conflitti di oggi. Lotte per il lavoro, per un salario decente, per un futuro migliore.
La storia ci ha insegnato molto. E dovremmo sforzarci ancora di più per guardare indietro e ritrovare e dare un senso a molte cose.
Quei contadini rappresentano per noi giovani un grande punto di riferimento per la lotta e la difesa dei nostri diritti.
“La memoria non si cancella”, “Lavoro, Diritti, Libertà”, le tante fiaccolate, le iniziative con l’Anpi, l’esposizione della bandiera tricolore a Roma, l’iniziativa con Don Ciotti, lo spettacolo del teatro delle ombre.
Queste e tante altre sono state le iniziative che nel corso di questi anni abbiamo realizzato. Fanno parte, ormai, della storia del nostro Paese.

Una ricorrenza che non deve essere solamente un mero ricordo ma una memoria che si fa azione e con uno al futuro.

Don Ciotti a Caltavuturo (239)

Vi lascio con queste parole di Don Luigi Ciotti
“Tutti dobbiamo sentire l’impegno e la responsabilità della memoria.
Ricordare chi è morto
credendo in una società più giusta,
facendo della memoria
il seme di una nuova speranza,
una speranza appoggiata sulle gambe solide e gli atti coerenti di un impegno sociale e civile il più possibile condiviso.”

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Una nuova Unità per una nuova visione del mondo e per rifondare il pensiero critico di sinistra


downloadViviamo in un contesto storico e politico dove veniamo bombardati da tantissime informazioni e assistiamo, quotidianamente, al proliferare di mezzi di informazione telematici.

Internet e i mezzi telematici hanno sostituito il classico giornale e la carta stampata. Si vendono sempre meno copie cartacee e crescono sempre di più gli abbonamenti on line a giornali e riviste.
In tutto questo spiace vedere la crisi di un giornale storico che ha fatto la storia della sinistra italiana e non solo.
L’Unità è un patrimonio storico per tutti noi e tutti dobbiamo impegnarci per salvarlo.
Ma salvarlo significa rifondarlo.
Un giornale che attualmente non assolve bene alla sua funzione storica e sociale.
Occorre riformarlo per ridare alla sinistra un luogo, un pensatoio “vivace” sui vari processi che stanno accadendo attorno a noi.
L’Unita deve ritornare ad avere e a fornire, da sinistra, una visone del mondo e una nuova prospettiva. Forse é quello che ci é mancato in questi anni e che ci continua a mancarci ancora oggi.
Bisogna riscoprire il ruolo sociale dell’intellettuale che guida e che analizza i processi e i vari cambiamenti sociali.
La nuova Unità deve riscoprire il valore e l’orgoglio del giornale fondato da Antonio Gramsci e coinvolgere le migliori intelligenze del panorama progressista italiano per ridare forza e slancio a un pensiero che viene da lontano ma che ha bisogno di una nuova visione e una nuova prospettiva attualizzata al contesto storico di oggi.
Al Partito, alla sinistra e al Paese serve più Unità, serve più analisi, serve più pensiero critico per leggere la società di oggi.
Solo così L’Unità si distinguerà dagli altri quotidiani. Solo così l’unità potrà, oggi, essere rilanciata e salvata.

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GIOVANI DEMOCRATICI PALERMO, ANTONINO MUSCA NUOVO SEGRETARIO


+++ COMUNICATO STAMPA +++

GIOVANI DEMOCRATICI PALERMO, ANTONINO MUSCA NUOVO SEGRETARIO. CANDIDATO RENZIANO ELETTO ALL’UNANIMITÀ.

Antonino Musca è il nuovo segretario dei Giovani Democratici di Palermo. Questa mattina, 12733523_1029996260395239_1413866781839790458_ndurante il II congresso provinciale, il candidato renziano è stato eletto all’unanimità.

“Oggi inizia una fase nuova di rilancio dei Giovani Democratici della Provincia di Palermo. Sono molto onorato di questo ruolo – afferma il neo segretario provinciale- Oggi si realizza un piccolo sogno, metterò tutto me stesso, anima e cuore a sostegno di questo progetto”.

Musca, 26 anni, studente di Scienze Politiche, consigliere comunale di Caltavuturo, da sempre vicino al Sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, durante il suo intervento, ha illustrato alcuni punti programmatici che la sua segreteria provinciale vuole portare avanti.

“Formazione politica, rete dei giovani amministratori democratici della provincia di Palermo, sito internet, giornalino mensile per diffondere idee e buone pratiche amministrative dei nostri iscritti – ha spiegato il neo segretario provinciale -. Bisogna creare un senso di appartenenza a una comunità politica radicata in tutto il territorio nazionale, riscoprire il valore della militanza, ridare valore agli iscritti. Ritorneremo nelle piazze, nelle scuole e nelle università. Ritorneremo lì dove i giovani lavorano, studiano, vivono. Bisogna anche instaurare rapporti con il mondo associativo palermitano”.

“Daremo un’attenzione importante – ha proseguito Musca
– anche alle prossime elezioni amministrative di Palermo. Saranno 15 mesi fondamentali in cui costruiremo tavoli tematici per avanzare delle proposte su istanze e problemi della nostra generazione. Proposte che avanzeremo al prossimo candidato sindaco del centrosinistra palermitano. C’è tanto lavoro da fare e siamo molto motivati. Inizieremo a lavorare sin da subito – conclude Musca – per rilanciare la giovanile in provincia di Palermo”.

Oggi in data odierna è anche stato approvato un documento che intende promuovere la lingua dei segni italiana e l’abbattimento delle barriere della comunicazione. Proposto da Francesca Sforza e Eleonora di Martino.

Il segretario ha anche presentato il nuovo esecutivo composto da Sabrina Tripoli,Giuliana Milone, Dario Macchiarella, Elvira Martino, Dario Cipolla, Benedetto Chimenti, Giuseppe Micci

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20 Gennaio 1893 – La Memoria non si cancella


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I Giovani Democratici di Palermo si schierano contro la chiusura del punto nascita dell’ospedale di Petralia Sottana


+++ COMUNICATO STAMPA +++
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“Non comprendiamo assolutamente la scelta del Ministro Lorenzin di chiudere il punto nascita dell’ospedale di Petralia Sottana. Questo, rappresenta un presidio “di vita” per tutte le famiglie madonite in dolce attesa” – spiega Antonino Musca, a nome dell’esecutivo provinciale dei GD di Palermo, che continua – il diritto alla salute rappresenta un diritto primario e prioritario che deve venir prima di ogni calcolo prettamente matematico.

Chiudere il punto nascita perché non si raggiungono i 500 parti l’anno significa non tener conto della complessità e della drammaticità, soprattutto viaria, del territorio madonita.

La decisione del Ministro è in controtendenza rispetto al piano SNAI per le aree interne che prevede un grande investimento per tutto il territorio madonita su sanità, scuola e mobilità.

Per questo abbiamo chiamato a raccolta i segretari di circolo dei GD di tutta la provincia, gli amministratori e i militanti proprio a Petralia – conclude Musca – per mobilitare insieme al Partito Democratico di Palermo, tutte le azioni da intraprendere per salvaguardare questo importante presidio “di vita”.

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